170 donne licenziate dopo il parto

Mar 31, 13 170 donne licenziate dopo il parto

È accaduto a Pavia: ben quasi 170 – centosettanta – donne, sono state licenziate dopo il parto.

Nel 2012, quasi 1000 donne sono state messe in mobilità, o, in parole povere licenziate: un dato che rapportato con le statistiche, che dicono essere meno le donne che lavorano rispetto agli uomini, di fatto fa comunque pensare che, essendo in pratica il numero di licenziamento uguale: questi crescano.

Ormai sono 170 in un anno, le donne lavoratrici che entro un anno dal parto, presentano le dimissioni: dimissioni che devono essere tuttavia presentate e convalidate in Direzione Provinciale del Lavoro, in modo da evitare abusi e licenziamenti in virtù della particolare condizione della gravidanza.
Fatto sta comunque, che cosa certa sembra essere il fatto che mettere al mondo un figlio e allo stesso tempo continuare a mantenere il proprio lavoro, è difficile ai giorni nostri. Fare entrambe le cose, richiede una grande forza di volontà, tenacia e soprattutto fantasia per riuscire a far conciliare al meglio gli orari e gli impegni. Proprio per questo infatti, molte neomamme, preferiscono rinunciare alla propria carriera lavorativa, per potersi dedicare interamente al lavoro di mamma, prendendosi cura dei propri figli … e della casa.
foto-donna-licenziata.Ecco quindi alcuni dati statistici ,che lo confermano questa particolare realtà, nel corso del tempo:

  • nel 2006 dalle 142 donne, si è saliti alle 200;
  • nel 2008 dalle 200 donne, ci si è fermati a 170 fino al 2012.

Nadia Zambellini, consigliera di parità di Pavia,  fa sapere “Ora, con la nuova legge introdotta dalla Fornero, a questo dato dovremo aggiungere quello delle dimissioni entro i primi tre anni di vita del bambino.” e sottolinea “Se l’abbandono dell’occupazione avviene una volta superato il giro di boa del primo anno, significa che manca una rete familiare, i servizi per famiglie e infanzia e c’è una difficoltà a rendere flessibile la prestazione lavorativa.”

Il fatto che le politiche per la conciliazione tra lavoro e famiglia passano in secondo piano rispetto alla necessità di garantire il lavoro, è un effetto secondario della crisi ma che assolutamente non è da trascurare.

.

di Mena


Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

CAPTCHA * Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.