Affido e adozione: abbiamo deciso di adottare un figlio

Feb 22, 13 Affido e adozione: abbiamo deciso di adottare un figlio

Il coraggio di tenere duro…

Abbiamo deciso di adottare un figlio…

Ci avete pensato bene…siete veramente convinti sia la scelta giusta?

Accogliere un figlio adottivo non si limita ad aprire la porta della propria casa ad un bambino, premurandosi di dargli uno spazio fisico, ma è soprattutto un’accoglienza mentale di un figlio, generato da altri, con una sua storia, un suo carattere, bisognoso di continuare con i nuovi genitori una sua seconda possibilità di vita. E’ necessario fare i conti con le possibili problematiche che l’adozione potrebbe portare nella famiglia.

foto adozioneUna personcina fragile, che ha alle spalle un passato a volte drammatico, perché l’abbandono è un dramma, sul quale si tende a far coincidere i nostri sogni scegliendo l’adozione come rimedio a un figlio mai nato, dopo infiniti tentativi di inseminazione artificiale. Per molte coppie, il figlio adottivo deve essere perfetto: andare bene a scuola, essere affettuoso, riempire di allegria la casa. Se tradisce i desideri, i genitori non sopportano più la sua presenza. La storia dei bambini adottati è più o meno simile…soprattutto se si tratta di adozione internazionale. O meglio quello che viene scritto sulla realazioni che loaccompagna…padre ubriacone … mamma violenta, crisi di pianto, iperattività…

Fermiamoci un attimo a pensare … a riflettere quanto sia grande la voglia di avere una famiglia, fidandosi di due perfetti sconosciuti che neanche riusciamo a comprendere che vogliono essere il nostro domani. Bisognerebbe entrare nella loro testolina, nel loro cuore…prendendo con tanta cura tra le mani i loro bisogni, le loro speranze, non dimenticando il loro bagaglio interiore, soprattutto se riguarda bambini più grandi.

foto adozioneGià cambiare nome al bambino è un modo di negare la sua identità. Una volta arrivato in famiglia, chiusa la porta si aziona un meccanismo devastante. Spesso, poi, i genitori adottivi hanno fretta che tutto funzioni alla perfezione, spediscono i bambini a scuola qualche settimana dopo il loro arrivo in Italia. Li sottopongono subito a esami e stress, dimenticando che avrebbero bisogno di una lunga pausa di adattamento e di un’infinità di coccole. I piccoli debbono imparare a fidarsi della nuova famiglia, fare pace con le proprie ansie di abbandono.

E’ un processo lento e difficile. Questi bambini mettono a dura prova i genitori: mollano calci, provocano, scappano di casa. Vogliono misurare il grado d’affetto di mamma e papà, essere certi che, per quanto cattivi, non verranno abbandonati mai più. Commettono piccoli furti che vivono come risarcimento del rapimento di cui si sentono vittime: all’inizio la loro percezione è quella di essere stati rubati alla famiglia naturale. A scuola, poi, non sono certo i primi della classe, la sfiducia in se stessi li frena in tutto.

La famiglia adottiva deve essere aperta al confronto, al giudizio, con l’umiltà di chiedere aiuto quando ce ne bisogno, quando le cose non vanno come si pensava, quando ci si perde, e la paura di fallire, di sbagliare ci assale.

foto famigliaAffinché un’adozione funzioni, deve scattare un colpo di fulmine tra il piccolo e la coppia. Altrimenti, è meglio rinunciare. Il bambino è quasi sempre pronto ad attaccarsi alla nuova famiglia, le resistenze riguardano piuttosto gli adulti … bisogna essere malleabili, per accogliere chi distruggerà le tue certezze e a volte la tua calma.

Siete sicuri di voler adottare … avete il coraggio necessario di tenere duro? Di aver valutato che un bambino non può essere restituito al mittente, come un apparecchio difettoso che non corrisponde alle a quelle che erano le nostre aspettative.

Se avete valutato bene tutto e sviluppato in voi la cultura dell’adozione andate pure a presentare domanda di adozione.

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Di Loccisano Nadia


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