Affido e adozione: la vita dentro un cassonetto …

Mar 03, 13 Affido e adozione: la vita dentro un cassonetto …

E’ di alcuni giorni fa la notizia di una donna, che ha vagato più di venti ore con il neonato morto in borsa. Poi si è sentita male ed è andata al pronto soccorso del San Camillo. Ma prima ha gettato il corpo del bambino in un cestino all’interno dell’ospedale. Infine, disperata, ha chiesto l’aiuto ai medici per una forte emorragia, senza raccontare quello che aveva fatto.

Una donna romana di 25 anni giovedì notte è stata arrestata dalla polizia con l’accusa di infanticidio. Nasconde la gravidanza a parenti e amici.

Poi partorisce in casa della sorella con la quale vive, avvolge il neonato in un lenzuolo, quindi in una busta e lo chiude nell’armadio. Più tardi col bimbo ormai morto nella borsa va in ospedale accompagnata da un’amica e prima di andare al Pronto Soccorso si ferma al bar per un aperitivo.

All’uscita dal bar, getta il fagotto col bambino in un secchio dei rifiuti.

foto spazzaturaAncora una volta un neonato da buttare via … la storia si ripete con la morte di un bambino e il terrore, la solitudine per la madre. E’ orrendo ma come sappiamo questi non sono casi isolati e quasi abituati assistiamo ad un’altra terribile tragedia.

Quanti corpicini finiscono nelle discariche senza che possano avere un gesto di pietà umana o una lacrima? Nessuno lo sa o lo saprà mai.

L’arrivo e la nascita di un bambino dovrebbe essere un evento straordinario nella vita di una donna, che incide profondamente nella sua vita concreta, emotiva, relazionale … ma non tutte riescono ad accogliere la loro maternità, per una complessità di motivazioni che non possiamo giudicare ma semplicemente ascoltare, comprendere e riconoscere.

Quello che emerge da queste situazioni è la solitudine in cui si vive. Come può una donna tenersi dentro un peso del genere, non aver nessuno accanto che riesca a vedere, accogliere, percepire, capire il dramma che stai vivendo portandola verso un gesto che cambierà per sempre la sua vita. Per quanto indifferente a quella piccola creatura venuta al mondo tramite lei, non potrà mai cancellare il rimorso, il dubbio, il senso di colpa di qualcosa che poteva essere evitato. Forse un pò di coraggio in più, una decisione diversa, una persona amica, un parente, un genitore che riuscisse a capire e accompagnarla verso una scelta più giusta , diversa, in modo da evitare decisioni affrettate e spesso drammatiche, al momento del parto.

foto neonatoE’ evidente che occorre sostenere , informare le donne, affinché le loro scelte siano libere e consapevolmente responsabili.

La legge consente alla madre di non riconoscere il bambino e di lasciarlo nell’Ospedale dove è nato (DPR 396/2000, art. 30, comma 2) affinché sia assicurata l’assistenza e anche la sua tutela giuridica. Il nome della madre rimane per sempre segreto e nell’atto di nascita del bambino viene scritto “nato da donna che non consente di essere nominata”. In ospedale, al momento del parto, si garantisce la massima riservatezza, senza giudizi colpevolizzanti ma con interventi adeguati ed efficaci, per assicurare – anche dopo la dimissione – che il parto resti in anonimato.

La madre che ha particolari e gravi motivi che le impediscono di formalizzare il riconoscimento, può chiedere al Tribunale per i Minorenni presso il quale è aperta la procedura per la dichiarazione di adottabilità del neonato, un periodo di tempo per provvedere al riconoscimento.

In questi casi la sospensione della procedura di adottabilità può essere concessa per un periodo massimo di due mesi, nel quali la madre deve mantenere con continuità il rapporto con il bambino.

Diversamente, il riconoscimento può essere fatto dal genitore che abbia compiuto 16 anni. Nel caso di madre non ancora sedicenne, impossibilitata quindi al riconoscimento, ma che voglia occuparsi del figlio, la procedura di adottabilità è sospesa anche d’ufficio sino al compimento del 16° anno, purché il minore, adeguatamente accudito, abbia un rapporto continuativo con la madre.

I vostri figli non sono i vostri figli. Sono figli della vita stessa. Essi non vengono da voi, ma attraverso di voi, e non vi appartengono…

Kahlil Gibran

Di Nadia Loccisano


2 Comments

  1. Gloria /

    Questo articolo dimostra che la legge sull’anonimato e’ una stupidaggine. Anonimato o no, chi non vuole il proprio figlio se ne liberera’ sempre e comunque …. Ma nessuno pensa ai figli adottivi non riconosciuti che non potranno mai conoscere le proprie origine per colpa di questa legge medioevale … Fatele finita con questi assurdi moralismi e cambiate la legge … conoscere le proprie origini e’ un diritto dell’uomo come stabilito recentemente dalla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo …

    • admin /

      Ciao Gloria, grazie anzitutto dell’attenzione che hai dato al nostro articolo.
      Cestinare una vita col conoscere le proprie origini sono due cose diverse. A volte sembra quasi una colpa aver scelto di adottare un bambino … come se fosse stato rubato.
      Ci sono mamme che per amore scelgono di dare una possibilità a quella creatura, quel dono arrivato in un momento sbagliato. Ci sono donne che nn vedono l’ora per ragioni che sicuramente vengono dettate dalla sofferenza, dall’odio ricevuto … o situazioni particolari quali si trovano a vivere come la prostituzione, che devono liberarsi di quel bambino che sentono come un intruso. Conoscere le proprie origini é un diritto, che ogni bambino diventato uomo deve avere. Buona serata. Nadia Loccisano

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