Allarme: troppi nuovi reparti psichiatrici infantili

Giu 16, 13 Allarme: troppi nuovi reparti psichiatrici infantili

L’Italia sta raggiungendo gli USA. Purtroppo, non perché sta diventando una potenza mondiale dal punto di vista politico, ma per un triste primato che coinvolge i bambini: l’apertura di molti reparti psichiatrici infantili.

In Lombardia son già previsti due reparti, a Merano è stata aperta una struttura e altri sono già in via di realizzazione, per non parlare di quello aperto all’Ospedale Bambin Gesù di Roma, dove, pare, si trattavano minori con problemi di dislessia, cosa che ha scatenato uno sciame di polemiche, le quali non accennano tutt’ora a placarsi, neanche dopo la smentita pubblica della struttura ospedaliera.

foto-farmaci-bambiniI disturbi dell’apprendimento compaiono ancora sulla pagina dell’Unità operativa di Neuropsichiatria Infantile dell’Ospedale, il quale dispone di otto posti letto (tre protetti, per i casi gravi).

Secondo alcune persone, invece di puntare alla prevenzione del disagio minorile, si tende ancora oggi a ghettizzarlo, ricoverando e “nascondendo” i piccoli pazienti, come se ci si dovesse vergognare di loro: la pratica sarebbe controproducente e costosa, visti i prezzi dei servizi sanitari per le famiglie e la mole di lavoro che il personale deve affrontare, per non parlar delle terapie vere e proprie, le quali, sempre secondo il parere di un gruppo di mamme, papà e persone contrari a questi metodi, sono interventi coercitivi e invasivi.

Spesso, questi metodi si accompagnano a terapie farmacologiche, creando dei piccoli farmaco-dipendenti già dalla tenera età, invece di curare i vari disturbi.

A onor del vero, molte strutture, in collaborazione con associazioni specifiche, cercano di sperimentare nuove terapie per combattere, senza metodi invasivi, i piccoli e grandi problemi di un bambino. Spesso, però, l’iter burocratico è molto lungo e complesso, oltre che quello per la sperimentazione.

Chi ama le teorie complottistiche, sostiene che sono le lobby farmaceutiche ad impedire lo sviluppo di nuove terapie, per sicurarsi pazienti a lungo termine e quindi lauti guadagni.

foto-protestaIn realtà, solo adesso si stanno studiando in maniera approfondita la maggior parte delle patologie psichiatriche infantili, quindi è normale che non ci sia un supporto pedagogico educativo adeguato. D’altronde, negli anni ’50 e ’60 la pratica più usata per curare i disturbi psichiatrici e comportamentali, indipendentemente dall’età del soggetto, erano la barbarie dell’elettroshock e della lobotomia, le quali, per fortuna, non sono più praticate.

I genitori, però, non si devono arrendere: anche se dovessero passare degli anni, prima o poi la scienza troverà un metodo giusto per curare ogni singolo disturbo di questo tipo. Per ora, mamme, papà e attivisti possono solo non far calare l’attenzione su questo problema di primaria importanza, manifestando, come è accaduto alcune settimane fa. La Manifestazione organizzata dal Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani ha visto molte persone manifestare per i dati allarmanti sulla psichiatria infantile e lo scarso interesse per la tutela dei minori in Italia, cosa che dovrebbe avvenire dalla scuola primaria.

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di Elisabetta Coni


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