Apprendimento: Dire Fare Imparare … ma come?

Mag 18, 13 Apprendimento: Dire Fare Imparare … ma come?

Gli ultimi decenni, hanno visto un avvicendare di ricerche e studi, mirati al superamento di un modello di insegnamento trasmissivo nel tempo, quello in cui il maestro parla e gli alunni ascoltano seduti dai loro banchi per poi dimostrare attraverso verifiche, quello che hanno imparato. L’insegnamento di tipo frontale, chiamato anche conferenza, è una metodologia didattica che secondo molti operatori si basa su un apprendimento troppo passivo, non adatto per tutte le soluzioni. Da tempi remoti, a partire da Comenio che cercò di rendere la scuola meno noiosa e l’apprendimento più coinvolgente, fino alle scuole nuove e all’attivismo di Dewey, che rivoluzionò completamente il modo di pensare l’insegnamento e il ruolo dell’alunno, ciò che di fatto accomuna questi e altri pedagogisti è il ruolo dell’esperienza.

L’esperienza, etimologicamente rimanda a una pluralità di significati e di tipologia: fisico, sensoriale, percettivo, emotivo, cognitivo, relazionale, culturale etc.

FOTO-DIALOGO-BIMBIFare esperienza a scuola, in asilo e a casa con i genitori, significa fare una gita insieme, coltivare un orto, assaggiare un nuovo gusto di gelato o una frutta mai mangiata prima, cantare e fare musica con barattoli e coperchi, manipolare, osservare ed interagire con gli altri, muoversi nello spazio, scoprire il proprio corpo e molto altro ancora, utile a sviluppare la capacità di progettare, di formulare ipotesi, elaborare pensieri.

Detto questo sembrerebbe facile aver trovato il rimedio agli errori di quell’insegnamento polveroso tipico di una scuola tendenzialmente abulica. E’ una via quella della didattica attiva e dell’esperienza, che oggi molte scuole e insegnanti seguono e che ha portato certamente una innovazione nell’insegnamento e nell’apprendimento; ma non tutte le attività sono intelligenti e non tutte le esperienze sono educative. Non basta coinvolgere i ragazzi in un’attività che preveda un far fare perché si riesca ad ottenere stimoli, interesse e motivazione nell’apprendere.

Da qui l’importanza del ruolo dell’insegnante, del maestro, dell’educatore e del genitore. Infatti le attività e le metodologie da utilizzare dovranno essere preparate in anticipo, strutturate in ogni particolare, scelte per raggiungere un obiettivo, uno scopo, un bisogno, e soprattutto ognuna utile per affrontare un tipo di problema, introdurre o approfondire un dato argomento.

Un’attività intelligente non è una esecuzione spontaneistica di impulsi ma è un’azione intenzionale che verifica le condizioni e le conseguenze dell’azione.

Un metodo-gioco per apprendere, è la discussione nella sua accezione positiva: dal latino conversari, trovarsi insieme.

Far discutere i bambini e i ragazzi è una pratica applicabile sia ai più piccoli che ai più grandi, ma non per questo scontata, necessita sempre di una attenta conduzione e di una progettazione, ma sicuramente metodo e fonte di apprendimento sia a scuola, in asilo che a casa.

La discussione-colloquio amichevole infatti, può essere utilizzata anche in famiglia, “perché il fine non è far acquisire nuove conoscenze ma piuttosto quella di ripensare a conoscenze pregresse, rielaborarle e utilizzarle nel modo migliore.”

Alla base c’è l’idea che il bambino, fin da piccolo, sia un soggetto attivo, curioso, competente, in grado di costruire le proprie conoscenze anche in situazioni collettive in cui vi sia uno scambio comunicato tra pari.

Ricordando sempre la cura dell’ambiente che ospiterà l’attività, vediamo quando e perché discutere:

  • FOTO-DIALOGO-BIMBI..all’inizio di un percorso nuovo, per individuare delle preconoscenze utili per aiutare i bambini ad affrontare al meglio una novità, un cambiamento. E’ necessario che i bambini ritrovino un qualche aggancio emotivo, perché facilita la loro immersione nella discussione;
  • per individuare nel bambino le idee sbagliate che si è creato su un determinato argomento, aiutarlo così a colmare l’errore, che risulta essere tappa necessaria dell’apprendere.

Qualche consiglio specifico per noi adulti

Una volta che la discussione con il bambino diventa più spontanea, ricordate di ridurre gradualmente la frequenza dei vostri interventi, per lasciare più spazio all’ascolto del nostro piccolo protagonista. Da questo momento in poi potrete aiutarvi con il rispecchiamento verbale (o ripresa a specchio). Consiste nella ripetizione da parte di chi conduce il confronto, di una parola o di una frase detta dal bambino, o se si parla di discussione di gruppo, da uno dei membri.

La ripetizione deve essere pronunciata in tono neutro, cioè con il solo intento di confermare sempre positivamente ciò che è stato detto.

Adulto: Dove stava andando Cappuccetto Rosso?

Carlo: A trovare la nonna.

Adulto: A trovare la nonna.

FOTO-DIALOGO-BIMBI...Allo stesso modo ci si può avvalere della sintesi o riepilogo, per fare il punto della situazione.

Adulto: Da dove nasce l’acqua?

Carlo: Dal mare.

Giorgio: Dal fiume.

Adulto: Allora, Carlo ha detto che l’acqua nasce dal mare e per Giorgio dal fiume.

Apprendere comporta rischio e abbandono di certezze per tutti, grandi e piccini, e la discussione così come il pensiero narrativo, cioè la capacità di costruire delle storie, diventa reale esperienza. E può aiutarci ad interpretare e dare senso alla realtà che ci circonda, e a quello che ognuno di noi in fondo vive intimamente.

 .

di Simona Novacco

Bibliografia: Esperienza e didattica. Le metodologie attive – E.Nigris, S.Negri, F.Zuccoli, Carocci Editore.


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