Autismo, una dieta mirata può diminuire l’iperattività

Set 28, 15 Autismo, una dieta mirata può diminuire l’iperattività

Novità nel campo dell’autismo, ove una dieta mirata può diminuire l’iperattività

Nel campo dell’autismo sembra infatti una dieta mirata può diminuire l’iperattività, in quanto sembra che faciliti l’equilibrio dei pensieri e di conseguenza, concorra positivamente alla riabilitazione.
Come dimostra infatti una ricerca presentata ad EXPO, con firma dell’italiano Massimo Montinari, Visiting Professor e ricercatore foto-iperattivitàNeuroimmunogastrointerologia Pediatrica presso il Baptist Hospital di Miami: “L’alterazione del macrobiota nei bambini autistici, è quasi un marcatore e rende la digestione di questi alimenti molto tossica” quindi sottolinea che “Abbinando uno stile alimentare mirato alle giuste terapie, si aiuta la gestione della malattia” e quindi che “in particolare i bimbi diventano più calmi e si facilita così anche la riabilitazione, che diventa più fruibile”.
Una ricerca condotta dal gruppo di ricerca di Montinari da cinque anni, che ha individuato enzimi intestinali anomali, nel bimbo affetto dalla sindrome dello spettro autistico, che non consentono una fisiologica digestione di determinati alimenti, trasformandoli in sostanze tossiche, tali da provocare infatti infiammazione, e di conseguenza iperattività.
Alimenti tra i quali in particolare: latte vaccino, glutine e alcuni grassi idrogenati, di cui sono ricchi gli alimenti confezionati.
Accanto comunque all’effetto infiammatorio di alcuni prodotti, lo studio ha mostrato anche la loro relazione col comportamento, ove come ha sottolineato Paolo Mainardi, membro del gruppo di ricerca: “Non solo siamo quello che mangiamo, ma se il cibo è tossico inevitabilmente il modo di pensare cambia”.
foto-frutta-alimentazioneTra i primi ad individuare la correlazione diretta esistente tra quello ciò che accade nel tubo digestivo e le patologie neuronali, cioè come l’asse intestino-cervello, Mario Ascolese, promotore dell’incontro e presidente della sezione campana dell’Associazione Medici Cattolici (Amci), ha quindi sottolineato, come: “Molti sono i medici che non conoscono affatto il disturbo autistico” quindi ha precisato “È indispensabile seminare nuove conoscenze cliniche e diagnostiche nel mondo medico per una ottimale presa in carico di questi pazienti”.


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