Educare: il compito piu’ difficile per un genitore

Feb 08, 13 Educare: il compito piu’ difficile per un genitore

Una delle difficoltà principali dei genitori sta nell’ affrontare l’educazione dei propri figli.

Cosa significa educare?

Educare è la base dell’essere genitori, prima di essere tali siamo tutti stati figli, siamo stati educati attraverso gioie e dolori e spesso recriminiamo ai nostri genitori degli sbagli che speriamo di non commettere con i nostri figli.

Esiste il genitore perfetto? E come si fa a non sbagliare o a sbagliare il meno possibile? 

Partiamo col dire che educare viene dal latino ex ducere che significa portare fuori ossia far emergere ciò che è già nel bambino e non inculcare qualcosa in lui. 

foto educareTutti i genitori infatti sono portati ad insegnare, inculcare, trasmettere, inserire nel bambino ciò che è la loro esperienza di vita sperando che questa li aiuti a crescere nel modo migliore. Purtroppo così facendo ossia inculcando qualcosa in loro dall’esterno, si bloccano quelle che sono le loro abilità e le caratteristiche proprie e personali in altre parole si considera il bambino come un manichino decidendo come vestirlo, senza pensare che egli può farlo da sé, che ne ha le capacità e potrebbe perfino decidere di vestirsi in maniera differente da quella ideata dai genitori.

Le peculiarità, le caratteristiche, le abilità dei nostri figli sono già dentro di loro e un bravo genitore o meglio un genitore interessato al bene del proprio figlio non si preoccupa di modellarlo a suo piacimento, ma si impegna a crescerlo lasciandolo libero di diventare ciò che è già. Il bambino, infatti, è come un seme che ha già al suo interno le caratteristiche proprie della pianta che diventerà, bisogna solo dagli tempo di crescere, di evolvere (ecco perché si chiama età evolutiva o della crescita).

Quali strade seguono i genitori? 

Abbiamo tipologie differenti, inoltre c’è da dire che ogni genitore tende ad educare i figli a “modo suo” sostenendo di sapere qual è il suo bene e soprattutto imponendosi di non fare a lui ciò che gli è stato fatto dai suoi genitori. Tuttavia vi sono delle “strade maestre” se così vogliamo chiamarle perché sono le più seguite e che, se osserviamo attentamente, sono da evitare.

Il genitore vasaio

foto vasaioMolte sono le coppie di genitori che considerano la prole come dei “vasi” ossia un prodotto da loro creato e che tocca a loro plasmare. Pertanto se riesce male o bene è colpa o merito loro, e sta a loro “modellarlo” facendo in modo che diventi ciò che loro vogliono che sia: un medico, un avvocato o semplicemente che abbia determinate caratteristiche invece di altre.. niente di più sbagliato. Così facendo allontanate vostro figlio da quella che è la sua strada, e lo piazzate su quella che è la vostra. Non c’è da stupirsi se molti giovani poi non la percorrono!

Il genitore fabbro

foto fabbroDiversi genitori (anche se per fortuna sono molti meno che negli anni passati) sostengono che il metodo migliore sia quello dell’autorità e dell’autorevolezza; utilizzato dai loro genitori e dai loro nonni prima ancora, reputano tale metodo infallibile, in quanto giudicano il figlio un individuo indefinito, che può diventare tutto e niente e sta a loro “metterlo in riga” e farlo diventare ciò che “è giusto che diventi”, proprio come il fabbro fa con il ferro, martellandolo a dovere finché non si piega secondo la forma che deve assumere.

Tale scelta educativa è errata perché come la prima impone ai propri figli una via ma in questo caso non lascia loro alternative e per questo è deleteria perché tende ad “annientare” il sé interiore del bambino, inculcando in lui il volere dei genitori.

Il bambino crescerà pieno di paure, convinto che il mondo sia un insieme di regole da rispettare e compiti da assolvere, vivendo una vita infelice.

Il genitore addestratore

FOTO ADDESTRATOREAltri genitori tendono a utilizzare questo metodo che è, a mio avviso, il più pericoloso perché sembra “corretto” tuttavia nasconde delle pecche tutt’altro che semplici da risolvere.

Il genitore addestratore infatti, si comporta con i figli come un addestratore di animali appunto, ossia li condiziona a compiere determinate azioni più e più volte finchè loro non le faranno e le faranno giuste.

In tal modo -con una sorta di lavaggio del cervello- si imprime nel figlio una condotta di vita che è scelta dai genitori, e ciò che il bambino ha dentro viene totalmente ignorato.

Il vero sé tuttavia poiché non è stato “annientato”, “piegato” o “plasmato” tende a “ribollire” nel figlio e genera insoddisfazione personale. L’energia che il ragazzo ha dentro di sé e che egli vuole incanalare per fare ciò che il suo sé sa di saper fare, viene infatti contenuta e non riesce ad “uscire” per la via giusta, ed ecco che prende quindi strade alternative sfociando in malattie psicosomatiche, o depressione e quant’altro.

Il genitore informatico

foto informaticoQuesto metodo non c’è da stupirsi se per molti genitori è considerato valido, in quanto anche per molti educatori lo è, e purtroppo credo sia valido anche per molti insegnanti: il bambino viene considerato come una spugna o meglio, un computer, vuoto ma capace di assorbire tantissimo. Ecco che quindi lo si riempie di informazioni, di dati e gli si da addirittura una scala di priorità stabilendo quali informazioni sono primarie e quali secondarie.

Anche in questo caso, viene “bloccato” l’aspetto naturale della persona e oltre che “riempirlo” di dati che probabilmente dimenticherà o che a lui nemmeno interessano, lo si condiziona, rovinando la spontaneità e la naturalezza del suo essere bambino.

Esiste un metodo perfetto? 

No, non c’è un “metodo” per educare i propri figli e non esistono genitori perfetti che non sbagliano, ma l’approccio più efficace e costruttivo che possiamo scegliere di adoperare è quello del genitore “giardiniere”.

foto educareIl giardiniere infatti non si preoccupa di come il seme che ha piantato germoglierà -se bello o brutto- non lo comparerà con gli altri fiori dicendo se è meno bello, se è meno alto o se è meno profumato, il giardiniere accetterà il fiore per ciò che è.

Inoltre il giardiniere sa che non ha “creato” lui il fiore ma che ha solo creato le condizioni perché lui cresca. Sa che quel fiore è unico ed irripetibile e sa che non è merito suo per le caratteristiche che ha sviluppato. Certo il suo è stato un ruolo fondamentale perché gli ha dato acqua, luce e la sua è stata e sarà una grande responsabilità ma tutto ciò che ha fatto è stato “farlo venire fuori” ossia, lo ha lasciato libero di crescere nel modo in cui egli ha voluto, ed essendoci nel seme già tutte le caratteristiche della pianta, ne è uscito fuori un fiore unico, ed irripetibile, proprio come vostro figlio. 

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Di Tata Rossella


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