I bambini e l’esposizione a scene violente

Feb 16, 13 I bambini e l’esposizione a scene violente

Spesso nella quotidianità entriamo in contatto con immagini o episodi di violenza a cui possono assistere anche i bambini. Sebbene la società cerchi di arginare questo fenomeno segnalando ad esempio i film sconsigliati ai più piccoli, spetta comunque ai genitori impegnarsi attivamente per evitare che i propri figli assistano a scene violente.

Il senso comune ci porta a dire che queste visioni “fanno male” ai bambini, ma in che modo? La risposta ci viene dagli esperimenti condotti negli anni ’60 da Albert Bandura, uno studioso che si è occupato a lungo di bambini e aggressività.

Uno degli esperimenti più interessanti è quello fatto nel 1963. I bambini coinvolti avevano un’età compresa tra i 3 e i 5 anni e sono stati suddivisi in 4 gruppi: al primo non venne mostrata nessuna scena di aggressività, al secondo venne mostrato dal vivo un attore che aggrediva una bambola gonfiabile; al terzo venne mostrato in televisione un filmato che riproduceva le stesse azioni dell’attore, mentre all’ultimo gruppo venne fatto vedere un cartone animato che ritraeva anch’esso una scena simile.

foto bambini tvOgni bambino poi subiva un’esperienza frustrante: non poteva toccare dei giochi molto belli prima di essere portato in un’altra stanza dove gli venivano offerte diverse opportunità di gioco, alcuni aggressivi come le pistole e altri no.

I risultati che ottenne Bandura furono molto significativi. Innanzitutto i bambini esposti a scene violente (gruppo 2,3,4) misero in atto un comportamento aggressivo pari al doppio delle volte rispetto al gruppo 1; inoltre era presente anche una forte componente imitativa del comportamento aggressivo: i bambini infatti replicavano i gesti che avevano visto compiere.

Anche il genere dei bambini modifica il livello di aggressività in quanto i maschi sono più propensi nel mettere in atto l’aggressività rispetto alle femmine.

Tuttavia lo studioso non ha trovato delle differenze significative nelle diverse modalità di presentazione dello stimolo aggressivo concludendo che non c’è differenza se le immagini hanno una componente maggiormente realistica come possono essere quelle viste dal vivo rispetto a quelle dei cartoni animati.

Di Chiara Cicchese


2 Comments

  1. sibilla66 /

    La televisione ha un forte potere nei confronti di chi la guarda e ascolta e questo seduzione è più forte in relazione allo sviluppo cognitivo del telespettatore.Sviluppo cognitivo che comporta la visione di immagini,di scene che possono essere aggressive e la capacità di rielaborarle,distinguendo la realtà dalla fantasia.Questo processo avviene di pari passo con la crescita del bambino,il quale,almeno fino al termine della scuola elementare (e anche oltre)non è in grado di distinguere appieno il mondo reale da quello fantastico,quindi è necessaria la presenza di un adulto accanto a lui,nel caso in cui assistesse ad una scena inadeguata al suo processo di pensiero.Un adulto,quasi sempre un genitore che spieghi al bambino cosa ha visto e che è solo fantasia ,come quando il bambino gioca a “far finta che…”.La cosa migliore sarebbe quella di selezionare i programmi televisivi che il bambino può guardare;programmi adeguati alla sua età,che non generino ansia e pericolosi processi imitativi.Ancor meglio se il filtro avviene con una limitazione delle ore di visualizzazione,per incentivare il bambino a giocare solo o con amici,per fare una passeggiata insieme con la mamma e il papà,passando momenti insieme che sono importantissimi,perchè avviene uno scambio relazionale fra i genitori e il figlio/a,che non è possibile quando c’è una visione passiva della televisione.

    • Ciao, concordo pienamente con le tue parole, perfettamente in linea con quanto da me scritto nell’articolo. Grazie del tuo commento. Continua a seguirci! Chiara Cicchese.

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