I disturbi psicosomatici

Gen 03, 13 I disturbi psicosomatici

I disturbi psicosomatici sono delle malattie che si manifestano fisicamente ma le cui cause sono da ricercare su un piano psichico o conflittuale.

Gaddini, uno studioso di psicosomatica, pone l’accento sul periodo di comparsa di questa tipologia di disturbi concludendo che, se compaiono nell’arco dei primi 18 mesi circa di vita del bambino, fanno riferimento ad un alterato funzionamento mentale inerente al processo di attaccamento fra caregiver (colui che si occupa del bambino, in genere la madre) e il bambino.

Winnicott invece sostiene che il neonato manca di un’integrazione fra la psiche e il soma intendendo che il bambino non è ancora in grado di dare significato ai vari stimoli che provengono dal corpo come la sensazione di fame o freddo. Chi si occupa di lui assolve quindi all’importante compito di riconoscere, accogliere e dare significato a questi stimoli provenienti dal bambino. Questo compito, oltre a fornire una sensazione di benessere immediato al bambino, ha anche un risvolto più a lungo termine facilitando la costruzione del senso di Sé – come individuo – nel bambino.

foto mamma bimboMa in quali condizioni insorgono allora i disturbi psicosomatici? Questi potrebbero comparire nei casi in cui la sintonizzazione affettiva caregiver-bambino è difettosa: il genitore pertanto non riesce a riconoscere i bisogni del bambino.

L’incidenza maggiore di questo tipo di disturbi si ha attorno ai 2 anni, questo sta a significare che questa età è particolarmente sensibile ai processi d’attaccamento e alla costruzione del Sé – come individuo -.

E’ importante quindi che la relazione si caratterizzi per una ricchezza di scambi affettivi, che ci sia la flessibilità che permette ai protagonisti della relazione di adattarsi reciprocamente (per fare un piccolo esempio, se il bambino piange la mamma può pensare che abbia fame e così lo nutre, ma se il bambino continua a piangere, il genitore deve essere in grado di rimodulare il suo intervento perché il bisogno del bambino potrebbe essere diverso); inoltre è importante che si instauri una relazione caratterizzata dalla stabilità intesa come coerenza nello stile di accudimento e permanenza del caregiver.

Di Chiara Cicchese


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