Indurre il parto: pro e contro

Giu 17, 13 Indurre il parto: pro e contro

In campo medico, esistono molte ragioni perché un parto debba essere indotto. La prima causa primaria è quella del superamento dei termini previsti, poi per salvare al vita del nascituro  e/o della mamma. Una gravidanza dovrebbe durare 39 settimane a partire dalle ultime mestruazioni, ma i medici considerano buono il termine delle 41 settimane per ragioni fisiologiche. Superate le 41 settimane, la placenta perde via via alcune delle sue funzioni. Il rischio è che il bambino possa soffrire di mancanza di ossigeno e di problemi cardiaci. Ecco perché la mamma e il bambino vengono monitorati e, se è il caso, si attua la procedura.

foto-indurre-parto.Esistono due tecniche diverse per stimolare il parto. La prima: viene somministrata alla mamma una flebo di ossitocina, un ormone che provoca le doglie. Quasi immediatamente, alla donna viene fatta l’epidurale, in quanto le contrazioni di solito sono più dolorose.

La seconda, attraverso la somministrazione mediante gel, flebo o compresse vaginali di prostaglandina. Il travaglio inizia dopo poco e il part è molto veloce , in quanto le acque vengono rotte dai medici.

Se il collo dell’utero non sarà dilatato a sufficienza, i medici praticheranno un cesareo d’urgenza.

foto-indurre-parto..Molte donne chiedono di avere un parto indotto, in quanto si sentono rassicurate: vengono seguite dall’inizio alla fine, non si perdono le acque in momenti appropriati e la procedura è veloce e quasi indolore. Chi è contro, ribadisce che al nascita deve essere un evento naturale, senza artifizi e senza forzature senza un giustificato motivo, le quali possono provocare traumi nel nascituro.

Anche i pareri medici sono contrastanti, in quanto alcuni sostengono  che indurre il parto sia giusto, in quanto la madre ha diritto di vivere questa straordinaria esperienza in maniera serena e tranquilla, senza i traumi e le conseguenze negative che spesso ci sono nei parti naturali. Altri medici, però, sono favorevoli al parto indotto solamente per ragioni mediche improrogabili e non lo praticherebbero mai, se non ce ne fosse bisogno.

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di Elisabetta Coni

 


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