Intervista a Chiara Rap regista di Regina Bianca, corto sugli omogenitori

Mag 02, 13 Intervista a Chiara Rap regista di Regina Bianca, corto sugli omogenitori

Dopo avervi parlato di Regina Bianca, corto sull’omogenitorialità, che ha anche vinto il Premio per la migliore sceneggiatura alla 6° edizione delFestival Internazionale Film Corto Tulipani di Seta Nera: Un Sorriso Diverso”, ho intervistato per voi la regista Chiara Rap.

Come è nata l’idea di trattare una tematica di questo tipo in un corto?

Why not? (sorride, ndr). Questo è il secondo lavoro che ho portato a termine con tematica omosessuale, anche se il primo non affrontava la questione della famiglia. In realtà, ho pensato che non veniva mai trattato questo argomento, desideravo mostrare la famiglia omogenitoriale come non si vede mai: si parla dei diritti, delle manifestazioni… Però poi non viene mai mostrata la normalità della famiglia. Quindi l’idea scaturisce dalla necessità di comunicare questa realtà.

foto-REGINABIANCA-1Come hai strutturato la psicologia dei personaggi?

In primis, i personaggi sono tutte donne. L’unico uomo è il bimbo, Federico, alla sua prima esperienza attoriale. Ci tenevo molto a inserire questo bambino in una società matriarcale.

Andrea, la protagonista è molto simile alla nonna ed è invece completamente diversa da sua madre, che è un po’ femme fatale. La giovane è in conflitto con entrambe per motivi diversi: con la madre perché a livello caratteriale sono differenti, non si trovano, con la nonna invece perché quest’ultima non ha accettato l’omosessualità della nipote, quindi c’è stata una rottura. La caratterizzazione dei personaggi è data quindi dai conflitti.

Bea invece, la compagna di Andrea, è un personaggio più passivo. Anche perché per essere stata con Andrea tanto tempo è a lei complementare. Tuttavia ha avuto una piccola scappatella che Andrea non le riesce a perdonare.

Le attrici come si sono trovate sul set?

Molto bene, erano tranquille. Quando fai questo lavoro avere difficoltà a trattare un tema piuttosto che un altro può essere un problema. Per il ruolo di Bea ad esempio ho fatto provini a diverse mamme con bambini, una di queste non riusciva a relazionarsi con questo personaggio. Quindi dovendo cimentarsi in scene di improvvisazione con Andrea aveva anche difficoltà a baciarla.

La nonna all’inizio ha avuto problemi ad entrare nel personaggio perché non contemplava che potesse nascere un conflitto tra nonna e nipote per questo motivo. Ci ha stupito tanto!

Il bambino era molto tranquillo, per lui era un gioco! La protagonista Andrea entrava e usciva dal personaggio senza problemi.

Interessanti anche le musiche. Di chi sono?

La musica è di Armando Valletta e di un gruppo musicale che si chiama i “Munendo”. Ho illustrato loro il progetto, hanno letto la sceneggiatura e mi hanno detto che forse avevano una canzone che faceva al caso mio.

foto-chiara-rapCome mai hai scelto di utilizzare proprio la regina bianca degli scacchi come fil rouge di tutto il film?

Questo è venuto dopo. Prima è nata la storia, il soggetto.. Ma mi serviva un elemento che unisse la nonna e la nipote. Mi sono venute in mente inizialmente le carte, che è un gioco tipico, ma che tuttavia hanno una simbologia che non mi piace. Tuttavia gli scacchi come alternativa potevano funzionare, anche visivamente. Anche il personaggio di Andrea ha un’evoluzione: all’inizio è sempre vestita di nero, invece alla fine del film veste di bianco.

Ti sei ispirata a qualcuno?

Sarò scontata, ma mi piace molto Ozpeteck. Tuttavia non per le tematiche omosessuali: il suo tema ricorrente in realtà è la morte. E poi, non mostra l’omosessualità come un problema, ma come un elemento di contorno, come ho voluto fare io nel mio film, e non fare un focus tragico su questo.

Per il futuro che progetti hai?

Sto lavorando su un film che partirà a breve. Poi sto scrivendo un paio di sceneggiature, lungometraggi, però è difficile trovare dei finanziatori. Ho diverse storie che ho molta voglia di raccontare… Vedremo!

 .

Di Sarah Kay


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