Mamme single: madri sole nella storia

Giu 08, 13 Mamme single: madri sole nella storia

Nel volume a cura di Franca Bimbi, “Le madri sole, metafore della famiglia ed esclusione sociale” (Carocci Editore), viene presentato un breve saggio di Laura Terragni nel quale l’autrice affronta il tema delle donne nubili. Non casualmente l’arco di tempo preso in considerazione per leggere un tratto di storia che parla di madri sole è quello riferito agli anni che vanno dalla fine dell’Ottocento agli inizi del Novecento. In quegli anni, infatti, si accantona il pensiero che la madre nubile debba forzatamente abbandonare il proprio figlio e viene invece presa in considerazione la possibilità che una donna sola possa prendersi cura del bambino che ha messo al mondo pur al di fuori del matrimonio.

Nei paesi europei, tra il 1700 e il 1800, vennero creati numerosi brefotrofi. Le gravidanze illegittime erano controllate nel senso che dovevano essere denunciate proprio presso questo tipo di istituti. Le levatrici avevano un ruolo sociale non indifferente, in questi casi. Infatti spettava a loro denunciare le eventuali nascite illegittime. Le donne provenienti da un ceto sociale agiato avevano il lusso di poter mantenere segreto il parto dietro un compenso da donare all’istituto. Le donne più povere, al contrario, non potendo elargire denaro, venivano condotte presso i brefotrofi dove venivano separate immediatamente dal loro figlio e dove erano poi costrette a prestare servizio come nutrici.

foto-brefotrofiLa chiusura della cosiddetta “ruota” e la diffusione della pratica del ricovero preso gli ospedali di maternità cambiano la condizione delle madri sole. L’anonimato che era garantito dalla ruota va sparendo e a questo si sostituisce il ricovero in ospedale, al quale era comunque collegato un brefotrofio.

Questi tipi di istituto avevano un carattere prettamente assistenziale e in essi trovavano la morte sia un gran numero di bambini sia un alto numero di donne a causa della diffusione di varie malattie contagiose. Cercando di trovare un rimedio a queste condizioni di vita drammatiche, le scelte politiche si orientarono verso un riconoscimento del ruolo della madre sola alla quale veniva richiesto di allattare il proprio figlio; inoltre si riconobbe come la difficile educazione dei bambini illegittimi fosse imputabile alla mancanza di mezzi e risorse adeguate a garantirne uno sviluppo sano. Così la madre sola cominciò ad essere considerata una risorsa per il bimbo nato fuori dal matrimonio. Nel 1927, in Italia, vengono istituiti gli asili materni cioè dei luoghi nei quali venivano accolte le donne nubili in stato di gravidanza e le donne che allattavano il loro figlioletto inserito in brefotrofio.

Se le donne più ricche avevano dunque maggiori possibilità di non vedere macchiato il proprio onore da una gravidanza illegittima e se le donne meno agiate non godevano di questo stesso trattamento, in entrambi i casi si aveva una forte disapprovazione sociale rispetto al ruolo di madri sole.

foto-neonatoSembrano storie molto lontane dalla nostra società e dal nostro modo di pensare. Tuttavia, ancora oggi, molte donne che si ritrovano ad affrontare una gravidanza da sole e che in seguito devono allevare da sole un figlio, sembrano dover dimostrare ancora qualcosa al mondo come se la loro condizione derivasse da una qualche loro incapacità o debolezza. Ma una mamma resta una mamma, che sia sola o coniugata, e il suo bambino è un bambino speciale, come lo sono tutti i bambini.

L’esilio forzato dei bambini illegittimi presso i brefotrofi rischiava di marchiare questi piccoli in modo indelebile, quasi che la loro venuta al mondo fosse qualcosa di sbagliato e inaccettabile. Un bambino non amato-non voluto-non considerato non poteva che crescere tra la rabbia e la solitudine. Fortunatamente le scienze sociali, lo svilupparsi della ricerca pediatrica e la sfera politica, unitamente a quella legislativa, hanno restituito valore al minore indipendentemente dalla storia pregressa della sua famiglia.

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di Alessandra Banfi


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