Mamme single: un libro per parlare di un papà “problematico”

Apr 02, 13 Mamme single: un libro per parlare di un papà “problematico”

A volte è difficile trattare alcuni argomenti con i bambini, soprattutto quando il tema è quello della fragilità di un genitore che, per vari motivi, si vede sopraffatto dalla sua stessa debolezza e si ritrova a vivere una situazione di forte disagio. Quando una madre resta sola e l’ex marito/compagno manifesta comportamenti problematici legati all’abuso di alcool e/o sostanze stupefacenti, un bambino o una bambina hanno bisogno di spiegazioni. Servono delicatezza, schiettezza e molta semplicità. Le parole che salgono dallo stomaco di una madre sola possono essere cariche di preoccupazione e tensione. Non è certo facile immaginare quanto possa essere faticoso mettere in piedi un discorso che abbia al centro l’impossibilità temporanea di un padre di occuparsi di un/a figlio/a. Una mamma che già soffre per una condizione di questo genere e che deve pensare a tutto da sola, ha bisogno di un valido e pragmatico sostegno.

foto-mio-padre-ppp..Un piccolo aiuto in grado di aprire un simile tema con i bambini nasce da un libro molto leggero quanto denso di emozioni. L’idea arriva dalla fresca pubblicazione diMio padre è un PPP” di Guus Kuijer, dove la sigla PPP sta per Padre Particolarmente Problematico. Polleke, attraverso la sua fulminante lucidità di bambina, racconta la quotidianità della sua famiglia e dei personaggi che le stanno attorno. Una madre sola che progetta di sposare il nuovo compagno; un fidanzatino; l’amica del cuore; una coppia di nonni affettuosi. Infine, un padre, Spik, senzatetto e tossicodipendente. Polleke possiede una travolgente energia che la spinge ad aiutare il padre sia nell’essere meno trasandato (gli comprerà nuovi vestiti) sia nel riflettere sulla scelta di disintossicarsi (accompagnandolo in una casa-famiglia in grado di offrirgli un ambiente adatto al cambiamento). Consapevole del fatto che questa opportunità potrebbe anche non avere un buon esito, Polleke offre fiducia al papà sostenuta anche dalla mamma e dagli altri protagonisti. Spik è un padre che non sa cosa fare nel mondo e che vaga per le strade cercando spiccioli qua e là. Polleke si vergogna un po’ per questo padre che non profuma di pulito e le chiede soldi: si arrabbia, lo rimprovera, gli fa tante raccomandazioni. Vorrebbe che lui scrivesse poesie. Sì, vorrebbe che suo padre fosse un poeta. Polleke stessa scrive poesie dicendo che in realtà sono frutto della fantasia del padre (ma solo perché le compone pensando a lui). Polleke gli vuole bene perché, comunque, è il suo papà anche se, certamente, è un papà particolarmente problematico. La naturalezza disarmante di Polleke rende molto interessante questo volumetto anche agli occhi di un pubblico adulto. La storia offre molti spunti di riflessione:

  • foto-mamma-single....Polleke si assume responsabilità più grandi di lei. Quanti adulti, al suo posto, sarebbero stati in grado di scegliere con altrettanto coraggio? Quanti adulti hanno davvero fede nella speranza e nel possibile cambiamento di una persona?
  • la madre sola interroga Polleke rispetto ad un possibile matrimonio con il nuovo compagno: le domanda se, per lei, sia o meno una buona idea. La bambina illumina il mondo adulto mostrando, con una risposta secca e divertente, come i “grandi” non siano in grado, spesso, di decidere da sé.
  • Polleke ha altri agganci al di là della mamma e del padre sofferente. La coppia di nonni paterni è un esempio di sodalizio coniugale resistente e coerente nel quale marito e moglie sanno ascoltare i bisogni della nipotina. Alcuneassenzee alcune “mancanzesono mitigate proprio dall’amore dei nonni;
  • il nuovo compagno della madre, il maestro, riesce a sintonizzarsi sui canali emozionali di Polleke che lo definisce “troppo forte!”. Anche qui, certe lacune tra mamma e figlia sono compensate da una persona che offre non tanto risposte quanto ascolto.

foto-mamma-single.....La storia di Polleke può fornire un pretesto per aprire un dialogo sulla tematica dell’esistenza di un papà fragile: può essere un modo per parlare in modo discreto di qualcosa che un libro per parlare di un papà “problematico””>un bambino o una bambina faticano a comprendere. Una mamma sola deve tirare fuori molto coraggio e tenerezza per dire ciò che non vorrebbe dover spiegare. Bisogna trovare le parole, quelle che già sono sulle labbra ma che faticano ad uscire perché temiamo di ferire. Il non-detto, però, rischia di essere più pesante e crudele di qualsiasi verità. I bambini fanno domande semplici ma spesso non è altrettanto semplice fornire loro delle risposte. Non ci si deve imbarcare in discorsi avventati ma bisogna saper cogliere il bisogno del bambino con tatto e donare risposte adeguate al quesito richiesto. Una risposta semplice soddisfa e offre chiarezza. Se col tempo giungeranno nuove domande, allora penseremo ad allargare l’orizzonte introducendo altri piccoli pezzi di storia adeguati alla nuova richiesta. Piccoli passi per raccontare storie delicate ma che fanno parte della vita dei bambini. Racconti possibili in grado di non lasciare troppi “buchi” segnati da silenzio e incomprensione.

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Alessandra Banfi


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