Metodo Stark: il cesareo dolce

Ott 10, 12 Metodo Stark: il cesareo dolce

Quando si parla di cesareo è plausibile che la mente voli verso decorsi post operatori lunghi e dolorosi, cicatrici antiestetiche e, qualche volta, all’idea che esso non serva davvero. Sembra quasi che la sola parola possa rappresentare una tra le opzioni peggiori per il parto. Ma non è realmente così, almeno non sempre; e se accanto a cesareo avviciniamo l’aggettivo dolce, la percezione si sposta verso un terreno più rassicurante.

Ma è davvero possibile per una gestante partorire attraverso un cesareo dolce? Sembra di sì, almeno secondo il chirurgo e ginecologo israeliano Michael Stark, ideatore del metodo che porta proprio il suo nome. Il medico si trovò a “brevettare” questo tipo di parto pensandolo per i travagli in condizioni sanitarie non ottimali, come ad esempio accade in ospedali situati in zone di guerra o disagiate. In seguito il Metodo Stark venne impiegato anche in strutture normali, dove tuttora viene messo in pratica, sempre più diffusamente anche in Italia.Foto parto cesareo

In che cosa si diversifica da un taglio cesareo tradizionale quindi? La base dell’idea è limitare il taglio dei tessuti allo stretto necessario, con un’incisione di appena 2 centimetri poco sopra il pube; la gran parte dell’apertura dell’addome è affidata all’azione di smussamento delle dita del chirurgo (il quale, è doveroso precisare, deve possedere vaste e comprovate esperienze in merito), che per arrivare all’utero si fa letteralmente “strada” spostando le fasce muscolari. Così operando, è evidente il minor utilizzo di punti di sutura e di tempo, al contrario di quanto accade con un cesareo normale che, per giungere all’utero, prevede il taglio della pelle e dei vari strati della parete addominale. Ciliegina sulla torta, la ripresa post operatoria è molto più veloce, unitamente al recupero dell’attività intestinale e della normale alimentazione.

Foto parto cesareo neonatoTutte rose e fiori quindi? Per alcune mamme non è così. Diverse esperienze raccontano infatti di tempi di recupero simili a quelli del taglio tradizionale, se non addirittura più lunghi; inoltre emerge che la manovra del chirurgo israeliano viene messa in atto soprattutto in casi di emergenza e qualcuno sostiene che l’incisione non sia poi così piccola da vedere.

Come sempre bisogna di tenere in grande considerazione la soggettività delle situazioni di ogni singola gravidanza e, in caso di dubbi, approfondire l’argomento con il ginecologo di fiducia.

Di Emanuele Saccardo


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