Neonato: cosa fare se non dorme?

Mar 09, 13 Neonato: cosa fare se non dorme?

Ebbene si’ il vostro piccolo non dorme, il figlio della vicina non le da problemi, mangia e dorme come un angioletto mentre il vostro fa le bizze tutte le notti. Come risolvere la situazione? Quanto l’insonnia dei neonati è causa di stress e crisi di nervi nei genitori e quando addirittura può diventare cronica nei bambini? E soprattutto, come risolvere questo angoscioso problema?

Analizziamo dunque nel dettaglio l’argomento: quali sono le possibili cause d’insonnia o di disturbi del sonno?

Partiamo col dire che per un neonato addormentarsi non è cosa semplice: egli passa (anche se non del tutto consciamente) da una situazione di veglia e di “controllo” della realtà che lo circonda, ad una situazione di “riposo” nella quale però è buio, c’e’ silenzio e non si distinguono figure familiari, o anche punti di riferimento stabili. Per il bambino quindi è difficile “affrontare” la nanna, e spesso svegliarsi al “buio” lo spaventa, soprattutto fra i 6 e i 18 mesi durante i quali si vive la “Fase di abbandono”.

Spesso però sono gli stessi genitori, inconsapevolmente, a creare o favorire i disturbi del sonno, vediamo quando e come:

  • foto bimbo nannal’ultima poppata per fare la nanna: nulla di più complicato. Se abituate vostro figlio al seno per addormentarsi, egli lo cercherà ogni volta che si sveglierà; sostituirlo con il biberon magari con dentro bevande zuccherate non faciliterà il compito, anzi, causerà dipendenza e sarà poi difficile disabituarlo (senza contare il rischio carie!);
  • cambiargli il pannolino di notte: questo, come l’ultima poppata, può essere dannoso perché i bambini si abituano alle “comodità ” e quindi se viene cambiato mentre dorme, si abituerà a dormire asciutto e si sveglierà e piangerà pretendendo il pannolino pulito tutte le volte;
  • fare la nanna in braccio alla mamma: per quanto sia dolce il viso del vostro angioletto che si addormenta mentre lo cullate, diventerà per voi un incubo quando egli non riuscirà ad addormentarsi se non cullato da voi (magari anche per 30\40 minuti) e quando per farlo riaddormentare vi toccherà prenderlo in braccio per forza;
  • allattare il bambino durante il giorno: il metodo dell’allattamento a “richiesta” viene facilmente equivocato e si tende a nutrire il bambino troppo frequentemente, magari ogni volta che piange, (anche ogni 30 minuti). Così facendo, si rischia di abituare il suo stomaco ad essere riempito poco e spesso … sia di giorno che di notte;
  • inoltre il neonato potrebbe associare il pasto con la presenza della mamma, facendo diventare il seno, il suo ciucciotto;
  • giochi di notte: forse la scelta peggiore per i nervi dei genitori, in quanto se la prima volta può funzionare, il bambino si abituerà ai “giochi notturni” e saprà che al suo risveglio potrà passare ancora del tempo con i genitori, magari girando per casa o altro;
  • farlo dormire di giorno: questo potrebbe anche causare il punto precedente, perché se il bambino fa il “pieno di sonno” durante il giorno, la notte avrà energie sufficienti per restare sveglio, e per tener svegli anche i genitori;
  • foto co-sleepingdormire nel lettone: per quanto a volte ve ne sia necessita’ (febbre, naso chiuso e quindi respirazione difficile), bisogna fare attenzione perché i bambini, come detto, tendono ad abituarsi facilmente alle comodità e rischiate di non “schiodarlo” più dal lettone;
  • ansia da separazione: come detto, fra i 6 e i 18 mesi i bambini vivono l’ansia da separazione, i bambini la vivono durante il giorno ogni volta che non vedono più la madre, e durante la notte nei loro sogni.

Esistono metodi per risolvere il problema?

Esistono alcuni “metodi generici” consigliati e sviluppati da medici e pediatri, vediamo quali sono.

Metodo Ferber-Estivill

Secondo questo metodo (forse il più rude ma probabilmente il più efficace) il bambino va “educato a dormire da solo” e i genitori, qualora piangesse, dovranno calmarlo solo con le parole visitandolo pochi minuti e aumentando di giorno in giorno il tempo di attesa fra una “visita” e l’altra.

Metodo Hogg

Dare al bambino delle routine, gli permetterà di addormentarsi da solo quando sarà il momento.

Per esempio: farlo mangiare, giocare e dormire in sequenza gli insegnerà ad addormentarsi subito dopo il gioco. Se il bambino dovesse svegliarsi durante la notte, secondo questo metodo può essere preso in braccio ma senza essere cullato, solo tranquillizzato.

Metodo Sears

foto co-sleepingDormire con i genitori, nel lettone. Tale metodo e’ forse il più semplice da applicare ma e’ sicuramente il più difficile da “cambiare”. Innanzitutto, il metodo prevede che il bambino dorma nel lettone con i genitori fino a che non chiederà egli stesso di dormire da solo (E questo potrebbe non avvenire prima dei 3 o 4 anni) quindi se i genitori vogliono applicare tale metodo dovranno essere entrambi d’accordo e …dovranno rinunciare per un po’ alla loro intimità o all’idea di avere un altro bambino subito dopo.

Infine vi e’ l’approccio medicinale: naturalmente questo non e’ un “metodo” e va applicato solo se l’insonnia diventa cronica e dopo averne parlato con il pediatra.

Questi sono i metodi più comuni consigliati da pediatri e medici, vediamo ora pero’ un po’ di consigli “vari” magari anche in relazione alle cause elencate prima.

  • Poppate regolari:cercate di abituare il vostro bambino a intervalli più lunghi fra un pasto e l’altro. Se lo avete abituato a mangiare poco e spesso, o alla poppata prima della nanna cercate di sostituire il “seno” con le coccole almeno 5 volte su 6 e cercate di allungare (anche progressivamente) i tempi fra un pasto e l’altro. L’ideale sarebbero cinque poppate verso i cinque\sei mesi di vita diminuendole man mano che si introducono le pappe;
  • L’importanza della culla: se vostro figlio non viene abituato ad addormentarsi in culla vi toccherà prenderlo in braccio e cullarlo ogni volta che si sveglierà. Il piccolo deve invece ricordare prima di addormentarsi, proprio la culla: il segreto sta nel metterlo lì anche se e’ parzialmente sveglio, quando tende ad appisolarsi. Lasciate poi che si addormenti da solo, le prime notti piangerà per cui potrete andare da lui ogni 15 minuti, cercando di non trattenervi per più di un minuto, coccolandolo, accarezzandolo, sussurrandogli di star buono perché tutti dormono ma senza sollevarlo dalla culla o dargli da mangiare e senza accendere la luce o agitarlo (tirandolo su dalla culla appunto, o giocando con lui o portandolo nel lettone);
  • foto doudou bebèL’oggetto transizionale: la paura principale del vostro piccolo e’ l’essere abbandonato, trovate quindi un oggetto che per lui possa diventare di conforto come un peluche, una bambolina. In alcuni casi anche un indumento della mamma funziona come “calmante” perché il bambino riconosce “l’odore materno” e questo lo tranquillizza;
  • L’ansia da separazione: durante la fase dell’ansia da abbandono state vicini al vostro bambino perché avrà paura di “perdervi” o di “vedervi sparire”. State vicino a lui nell’ora del sonnellino di giorno, magari stabilendo un contatto fisico (la mano sul suo corpo) ma senza tenerlo in braccio.In questa fase ha molta importanza l’oggetto transizionale e la vostra presenza soprattutto diurna.

 Concludo dicendo che questi sono solo dei consigli che, anche se dati da pediatri e da medici, non hanno una valenza universale e qualora non dovessero funzionare nel vostro caso specifico, non abbiate timore di rivolgervi al vostro pediatra che saprà sicuramente consigliarvi al meglio.

 

Un saluto a voi e un abbraccio ai vostri figli

da Tata Rossella


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