Omogenitorialita’: intervista al Prof. Pietrantoni e alla Dott.ssa Liotta

Feb 06, 13 Omogenitorialita’: intervista al Prof. Pietrantoni e alla Dott.ssa Liotta

Intervisto oggi per voi il Professor Luca Pietrantoni, psicologo e docente di Psicologia presso la Facoltà di Psicologia dell’Università di Bologna, e la sua collaboratrice Marina Liotta che laureatasi in psicologia all’università di Padova, ha svolto una parte del tirocinio professionalizzante alla FELGTB (federazione lesbiche, gay, transessuali e bisessuali) di Madrid. Attualmente sta terminando il tirocinio professionalizzante e collabora con il Professor Pietrantoni in attività didattiche e di ricerca inerenti le tematiche LGBT, tema nel quale si sta specializzando.

Il Prof. Pietrantoni ha scritto diversi libri tra cui Gay e lesbiche, Quando si è attratti da persone dello stesso sesso e L’offesa peggiore. L’atteggiamento verso l’omosessualità: nuovi approcci psicologici ed educativi.

Come mai a livello di opinione pubblica la presenza di genitori omosessuali desta sorpresa se non sconcerto?

Risponde la Dott.ssa Liotta: Desta sconcerto tutto ciò che va al di fuori dei confini di un modello prestabilito socialmente e condiviso. Abbiamo bisogno di categorizzare e di avere dei riferimenti stabili. E’ un meccanismo che a volte può esserci utile ma che spesso ci limita. Pensando all’idea di famiglia immaginiamo al modello prototipico di mamma, papà e figlio. Si tende a non pensare a famiglie atipiche come una mamma con un figlio, le famiglie ricomposte, un padre con un figlio adottivo o una bambina che vive con i nonni o con due mamme. L’omofobia e la visione dell’omosessualità come minaccia contribuisce a tali reazioni di sconcerto. Quando la frequenza e la visibilità dei genitori omosessuali aumenterà probabilmente aumenterà la nostra capacità di categorizzare come “famiglia” due madri o due padri con dei figli e non ci sarà più sorpresa. E di pensare alle forme famigliari caratterizzate da maggiore varietà e diversità.

Ha fatto diversi studi e ricerche, cosa può dirci delle famiglie omogenitoriali?

Risponde il Prof. Pietrantoni: La famiglia omogenitoriale è una famiglia che ha una struttura diversa ma la stessa funzione di qualunque altro tipo di famiglia: la cosiddetta funzione genitoriale, ovvero la capacità di accudire, di prendersi cura, di proteggere, di far crescere al meglio i figli. La letteratura scientifica internazionale mostra ormai da anni che lo sviluppo di un bambino dipende dalle competenze genitoriali (sostanzialmente dalla “capacità di amare” di un genitore) e dalla qualità della relazione genitore-figlio, e meno da aspetti strutturali. Una struttura diversa non determina necessariamente differenze negative rispetto ad una “struttura tradizionale”, vi sono delle peculiarità delle famiglie omogenitoriali che possono essere considerate differenze positive.

Cos’hanno di diverso i bambini cresciuti in questo tipo di famiglie?

Risponde il Prof. Pietrantoni: Da una rassegna pubblicata nel 2008 degli studi scientifici più rigorosi che hanno confrontato figli cresciuti in famiglie omosessuali ed eterosessuali risulta che l’orientamento sessuale dei genitori non influisce di per sé sullo sviluppo cognitivo, emotivo e sociale dei figli. I figli di genitori omosessuali stabiliscono relazioni con i pari esattamente come i figli di genitori eterosessuali e riguardo al rapporto con i genitori, non badano al loro orientamento sessuale bensì alla loro capacità di amarli.

Vi è la possibilità che siano target di bullismo ma ciò non sembra comportare particolari problematiche nel loro sviluppo poiché i genitori sono in genere attenti ad aiutare e a fronteggiare proattivamente questi episodi. Quando i bambini crescono in una famiglia omogenitoriale, si confrontano maggiormente con la diversità nel legami relazionali e affettivi e potrebbero sviluppare maggiore elasticità mentale e tolleranza.

Cos’altro si potrebbe fare per sensibilizzare sull’argomento?

Risponde il Prof. Pietrantoni: E’ importante non dar per scontato che la famiglia sia unica ma immaginare quando interagiamo con adulti e bambini che la loro famiglia di origine potrebbe essere diversa dal modello che ci aspettiamo. Occorre fare lo sforzo di riconoscere nuovi modelli senza necessariamente fare il confronto con quelli tradizionali, trasformare il pregiudizio in un giudizio critico, basato sull’informazione e sulla conoscenza.

Riesce a fare una previsione e a dirci come sarà la situazione fra una decina d’anni in Italia?

Risponde la Dott.ssa Liotta: Anche quando le donne sono entrate nel mondo del lavoro si parlava di ripercussioni negative sui bambini, privi di una madre vera e presente, destinati a chissà quale sviluppo anomalo. Oggi sappiamo che non è così. Nei prossimi dieci anni ci saranno dei cambiamenti sociali nella direzione di una maggiore tutela delle coppie dello stesso sesso perché questi cambiamenti sono ormai globali. Sarà necessario garantire alle famiglie omogenitoriali straniere che verranno a vivere n Italia gli stessi diritti e tutele. A quel punto parlare di famiglie omogenitoriali e di bambine con due mamme non sarà più un argomento così “esotico”.

 

Di Sarah Kay


2 Comments

  1. mario t /

    Mi capita sempre più spesso di leggere articoli o trattati sulle famiglie omogenitoriali e salta sempre fuori l’argomento adozioni, come se avere un bambino e crescerlo sia qualcosa di dovuto nei confronti di un genitore, omosessuale in questo caso. Probabilmente c’è la possibilità di crescere un bambino in condizioni atipiche e conosco personalmente molti casi, alla fine crescono vuoi o non vuoi, ma è effettivamente quello di cui hanno bisogno? Il fatto di essere amato credo sia un fattore importante e non trascendente, ma la figura di riferimento qual è un papà o una mamma non credo sia facilmente sostituibile con un eccesso di uno o dell’altro, le differenze tra i due genitori arrichiscono il “bagaglio” psicologico e comportamentale del bambino che cresce in condizioni ideali, anche se come spesso, ahimè, accade il bambino deve andare a cercare fuori dal nucleo familiare queste figure di riferimento. Se succede che uno dei due genitori viene a mancare non ci si può fare niente, però non credo sia corretto nei confronti del bambino metterlo già in una situazione di squilibrio.

    • Ciao Marco. Si nega agli omosessuali di diventare genitori perchè si pensa che sussista un unico modello tradizionale di famiglia. L’aggettivo tradizionale è usato con accezione retorica che però rifugge dal fare i conti con ricerche sociologiche che dimostrano che il modello di famiglia coniugale, bigenitoriale, eterosessuale sia tutt’altro che sedimentato nei costumi del nostro paese. Molte sentenze, sia della Corte Europea che della Corte europea dei diritti umani, che Alte Corti di diversi paesi esteri forniscono un riscontro anche su piano giuridico di un’evidenza sociale, ossia che la coppia formata da genitori dello stesso sesso è socialmente riconosciuta come idonea a formare quei vincoli di solidarietà che denominiamo famiglia.
      Pochi ricordano che le ricerche condotte su figli cresciuti in famiglie omogenitoriali dimostrano come le differenze che si possono cogliere sono un effetto secondario del pregiudizio sociale o della carenza di tutele su piano giuridico e non certo della asserita non idoneità delle coppie omosessuali a essere dei buoni genitori. Bisognerebbe dunque impedire alle persone di una certa religione a non avere figli in un contesto dove quest’ultima è minoritaria? Oppure a persone di una certa etnia a fare figli in un contesto razzista?
      Non si parla di realtà che forse un giorno potrebbero esistere ma di realtà che esistono da anni e non hanno tutele.
      La domanda che dobbiamo farci non è: è giusto o sbagliato? Perchè la nostra opinione non cambia le cose. Ciò che dobbiamo chiederci è: come possiamo tutelare questi bambini? Non trovi? Sara Kay

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