Padova: ospedale riconosce coppia con due mamme

Gen 09, 13 Padova: ospedale riconosce coppia con due mamme

Mentre l’Italia si divide e la politica si interroga se sia giusto che le coppie gay possano adottare figli, a Padova hanno fatto un passo avanti.

Da anni, dopo il parto, al polso del neonato viene legato un braccialetto con un numero identificativo. Lo stesso numero viene stampato al braccialetto donato alla madre. La clinica metteva a disposizione anche un terzo braccialetto che veniva dato al papà.

Nell’azienda Ospedaliera di Padova da due mesi sono passati dalla dicitura “padre” al più generico “partner”. Così cambia il braccialetto che ora permette l’accesso libero anche alle compagne delle partorienti.

Finché ad essere dotati di sistema di riconoscimento erano solo mamma e bimbo di problemi non ce ne sono stati, il nodo è venuto al pettine nel momento in cui, per una questione di sicurezza (il bracciale rientra nella “Gestione del rischio clinico”) è stato dotato di fettuccia anche l’altro genitore.

foto neonatoIn Clinica si sono trovati di fronte ad una coppia di fatto costituita da due donne, una delle quali ha dato alla luce un bambino grazie alla fecondazione eterologa, un procedimento vietato dalla legislazione italiana ma ammesso all’estero.

Quando la donna si è rivolta all’ospedale per il parto, non le sono state fatte domande sulla gravidanza e i medici l’hanno aiutata a mettere alla luce il bimbo, che ora ha due madri. Durante un incontro con la stampa, il primario Nardelli ha parlato anche dell’aumento di casi di uomini e donne che ricorrono alla procreazione medicalmente assistita. Nel 2012 la Clinica ginecologica di Padova ha effettuato 388 trattamenti con 306 prelievi ovocitari e 267 trasferimenti embrionali.

foto mamme gay«Di fronte a questa situazione abbiamo modificato i bracciali, non facendo più scrivere “padre”, ma un più generico “partner”. E’ stato un processo lungo, scattato a seguito di un evento oggettivo, che ci ha permesso però di compiere una riflessione fondamentale» ha spiegato il primario Giovanni Battista Nardelli «Ci troviamo di fronte a cambiamenti culturali e sociali cui noi clinici dobbiamo saper rispondere in modo adeguato»

 

Di Sarah Kay

 

 


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