Parto Anonimo: Italia bocciata dalla Corte EDU

Mar 23, 13 Parto Anonimo: Italia bocciata dalla Corte EDU

Alcuni giorni fa abbiamo sollevato l’attenzione sulla possibilità data alle donne nel nostro Belpaese, di partorire in totale anonimato in ospedale, pur godendo del servizio e delle cure necessarie alla mamma ed al neonato, lasciando quest’ultimo in un posto sicuro: una legge importante ma che pare oggi debba essere modificata!

Ebbene si, perché la Corte EDU, ossia la Corte di Strasburgo ha bocciato l’Italia per questa legge sul parto anonimo, in quanto ha ritenuto, che non permette ai bambini di conoscere le proprie origini genetiche e biologiche … le origini genetiche e biologiche della madre.

foto parto anonimoCosì, la legge 184 del 1983, per quanto importante, non è “passata” ma anzi per la Corte di Strasburgo, è da condannare, in quanto, anche se da una parte garantisce il diritto ad ogni donna, di partorire in anonimato e lasciare il bambino al sicuro presso la strutta ospedaliera, non da al bambino, il diritto di conoscere la sua provenienza e le sue origini biologiche: informazioni che un giorno, gli potrebbero essere molto utili, specie nel caso di malattie genetiche, che potrebbe sviluppare una volta cresciuto.

Informazioni che un giorno quando il bambino, ormai uomo, si rivolgerà ad un dottore per curarsi, potrebbero essergli rivolte e che potrebbero essergli preziose per salvargli la vita, motivo per cui, secondo la Corte di Strasburgo si parla di “lesione del diritto alla vita” nei confronti dei bambini abbandonati.

La soluzione a questo “problema”, potrebbero magari essere quella di introdurre l’obbligo, alle donne partorienti in anonimato, di consentire la mappatura del proprio DNA, onde comunicare al proprio bambino che ne abbia bisogno per ragioni di salute, o nel caso di un ripensamento materno; come da modello francese.

foto parto anonimoPer la Corte Europea quindi, ad un figlio abbandonato o non riconosciuto, non può essere negato l’accesso alle informazioni sulle proprie origini biologiche ma come spiega Alberto Gambino, ordinario di diritto civile all’Università Europea di Roma, il percorso da fare, per arrivare ad una tale modifica, alla legge italiana, è davvero molto lunga e difficile, in quanto “si parla di sbilanciamento tra due diritti” e precisa “Lo sbilanciamento ci può essere se siamo davanti a due beni dello stesso valore.” e tiene a sottolineare “In questo caso, invece, il diritto all’anonimato della madre partoriente si lega alla necessità di preservare il figlio che nasce. E ha quindi un peso maggiore rispetto al desiderio del figlio di conoscere l’identità della madre”.

.

Di Mamma Melacotta


Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

CAPTCHA * Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.