Parto in casa: un ritorno al passato gia’ presente

Ott 15, 12 Parto in casa: un ritorno al passato gia’ presente

C’è stato un tempo in cui partorire tra le mura domestiche non rappresentava l’eccezione. Tra di voi c’è sicuramente qualcuno che ha avuto almeno un parente nato o testimone di una nascita casalinga. Non tantissimi decenni fa infatti l’eccezione semmai era costituita proprio dalla struttura ospedaliera e dai servizi adeguati, perché spesso erano lontani o assenti.

Poi la crescente urbanizzazione, la diffusione sempre più massiccia di mezzi di trasporto propri e pubblici, unite allo sviluppo sanitario, hanno spostato le “abitudini” delle gestanti fuori dal proprio “nido”. Di fatto la scelta del parto in ospedale si è imposta soprattutto per due fattori determinanti: la possibilità di essere seguiti da personale medico qualificato in caso di complicazioni, nonché la garanzia di trovare un ambiente più igienico.

Foto aprto casaOggi però che il tenore sociale e le condizioni di igiene sono ulteriormente diffuse e acquisite ad ampio raggio, il parto in casa sembra essere tornato sicuro ed auspicabile.

Non è poi così difficile immaginarne il perché: tra le proprie cose, i propri spazi ed anche gli odori, è molto più facile andare incontro ad un travaglio maggiormente rilassato che, in definitiva, aiuta a ridurre il rischio di complicazioni comunemente legate alle tensioni nervose della puerpera.

La revisione Cochrane sostiene che per abbattere i costi sulla sanità i governi dei Paesi più sviluppati dovrebbero promuovere massicciamente questo tipo di parto; al coro dei “pro” si sono uniti il Dottor Ole Olsen, membro dello staff dell’Unità di Ricerca per la Medicina Generale presso l’Università di Copenhagen, e la Professoressa di ostetricia Jette Aaroe Clausen, i quali sono dell’idea che i medici hanno il dovere di informare le donne in gravidanza – a basso rischio, è giusto specificarlo – che è possibile optare per il parto in casa in modo sicuro e confortevole.

Foto neonatoSe questo tipo di parto sta diventando un’alternativa allettante e sicura per la maggior parte delle donne in stato interessante, deve arrivare ad essere parte integrante del sistema sanitario – commenta nella nota Cochrane il dottor Olsen – In diverse regioni danesi il servizio è stato molto ben organizzato per diversi anni. E’ chiaro però che non sia una politica ancora gestibile a livello mondiale”.

In Italia, tornare a far nascere bambini nella propria dimora è una strada più che percorribile, se si pensa anche alla crescente preoccupazione riguardo alla fatiscenza di molti dei nostri ospedali: l’eccellenza sanitaria non è garantita, ahi noi, lungo tutto lo stivale.

Foto part casaTornando alla revisione, i ricercatori hanno visto come le donne che partoriscono a casa hanno meno probabilità di essere oggetto di interventi inutili durante il travaglio o il parto; i dati emersi dicono che il ricorso a epidurale o cesareo si riduce fino al 60% e che le complicanze diminuiscono dal 10% al 30% – tra queste, l’emorragia post-partum e/o gravi lacerazioni perineali.

E’ la professoressa Clausen a dare una spiegazione squisitamente psicologica a questi numeri: “La donna che decide di avere il proprio figlio tra le mura in cui vive deve armarsi di pazienza per arrivare a partorire naturalmente, se non vuole ricorrere all’ausilio medico. A casa la tentazione di ottenere interventi inutili si riduce: ad esempio la futura mamma evita il controllo elettronico di routine che può facilmente portare ad ulteriori intromissioni sulla nascita”.

Foto bimbo neonatoPrecisiamo che tutto ciò rappresenta principalmente uno studio; i ricercatori non sono ovviamente in grado di prevedere complicazioni serie in nessun frangente, vogliono semplicemente che il parto in casa sia considerato come opzione valida ed assimilabile al contesto sanitario attuale.

Di Emanuele Saccardo


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