Quali test di screening prenatale fare in gravidanza?

Ott 14, 15 Quali test di screening prenatale fare in gravidanza?

A cura di: Ufficio Stampa Sorgente

Prendersi cura di se stesse è una priorità per ogni donna che aspetta un bambino, per garantire anche il benessere del nascituro. Sottoporsi regolarmente a controlli e a test di screening prenatale è quindi indispensabile per avere informazioni importanti sullo stato di salute del proprio bambino.
I test di screening prenatale che si possono svolgere in gravidanza sono numerosi e permettono di determinare la probabilità che il feto abbia anomalie.
foto-screeningDurante il primo trimestre è possibile svolgere il Bi Test e la translucenza nucale, spesso svolti nello stesso momento. Entrambi si possono eseguire tra la 10° e la 14° settimana di gestazione. Il Bi Test prevede un prelievo di sangue con lo scopo di andare ad analizzare il dosaggio delle proteine Free Beta-HCG e PAPP-A; nel caso esse fossero alterate potrebbero segnalare un’anomalia. All’analisi del sangue si associa poi la translucenza nucale, un esame ecografico utile per compiere misurazioni sul feto: se queste fossero al di fuori dei parametri standard sarà necessario approfondire con ulteriori esami diagnostici invasivi.
Il Bi Test ha un’affidabilità che si attesta intorno all’85% circa, non fornisce una diagnosi ma una probabilità di rischio di anomalie fetali, come la Sindrome di Down.
Dalla 10° settimana di gravidanza si può poi scegliere un altro test prenatale non invasivo di analisi del DNA fetale che prevede il prelievo di un campione di sangue della gestante, analizzato con appositi macchinari di ultima generazione. Parliamo di un test di screening prenatale altamente sensibile in grado di rilevare i frammenti di DNA fetale presenti nel sangue materno. Tale test può rilevare le principali anomalie cromosomiche come le Trisomie 21, 18 e 13.
C’è poi un altro test che si può svolgere tra la 15° e la 18° settimana di gravidanza che combina le analisi del sangue a un’ecografia: è il Tri Test. In questo modo si analizzano i valori di tre sostanze, che sono l’alfafetoproteina (AFP), l’estriolo non coniugato e la gonadotropina corionica.
L’esame ecografico che si combina al Tri Test aiuta ad interpretare meglio i risultati di queste analisi biochimiche, ottenendo così un quadro completo sulla possibilità che esistano difetti come la Sindrome di Down o la spina bifida.
Ultima variante che analizzeremo qui è il Quadri Test che, oltre alla consueta analisi del campione di sangue della gestante, va a misurare l’ormone inibina A. Ricordiamo che questi esami non sono di tipo diagnostico bensì probabilistico, con un’affidabilità stimata al 70%.
A tutte le donne in dolce attesa è consigliato sottoporsi ai test di screening prenatale, ma in particolare è il caso di approfondire per coloro che presentano fattori di rischio, come un’età superiore ai 35 anni o casi di anomalie genetiche già presenti nella storia famigliare.
Come comportarsi nel caso in cui i test di screening indichino la presenza di anomalie cromosomiche nel feto? In tal caso sarà indispensabile sottoporsi ad esami diagnostici invasi, per confermare i risultati del test.
Affidati al tuo ginecologo di fiducia per capire quali esami ti permetteranno di sapere tutto ciò che desideri sullo stato di salute del tuo bambino.
Per ulteriori informazioni www.testprenataleaurora.it .


1 Comment

  1. arance di sicilia /

    Penso che in gravidanza è giusto fare tutti i controlli che sono necessari per assicurarci che il nostro bambino stia bene, ma è bene ricordare che questi controlli hanno dei risultati probabilistici che non danno certezze …quindi non bisogna mai allarmarsi se qualche risultato non è come ci aspettiamo…

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