SD: la sindrome di Down

Mag 09, 13 SD: la sindrome di Down

Spesso leggiamo che la probabilità della nascita di un bambino affetto dalla sindrome di Down, sia legata all’età della madre, in effetti statistiche affermano attraverso delle tabelle l’età della partoriente.

Ci ritroviamo così a leggere che l’incidenza inferiore ai 30 anni è di una nascita su 1500, dai 30 – 34 una su 580, dai 35 – 39 una su 280, 40 – 44 una su 70 ed oltre ai 45 anni una su 38. Ma non è sempre così, infatti molti bambini con questa sindrome nascono da madre di età anche inferiore ai 35 anni.

foto-sindrome-down..Ma cos’è di preciso la SD? E ‘una condizione genetica dovuta alla presenza di un cromosoma in più nelle cellule, in particolare, all’interno del nucleo delle cellule si riscontrano tre cromosomi 21 anziché due, per questo motivo la sindrome di Down viene anche definita Trisomia 21.

Scoperta nel 1866 da un medico inglese, il cui cognome ha dato il nome della malattia: Down. Down, fu il primo a descrivere le caratteristiche fisiche dei soggetti affetti da questa malattia, riconoscibili per il loro aspetto fisico al contrario di tante altre patologie che conducono alla disabilità. Hanno occhi a mandorla e nella palpebra superiore un prolungamento cutaneo nell’angolo interno dell’occhio, il naso è corto e presenta un dorso piatto, le orecchie sono di forma quadrata e quasi sempre la loro corporatura è bassa e tozza.

Molti sono i problemi di salute a cui vanno incontro, come: disturbi cardiaci, polmonari, osteoperosi causa frequente di rotture ossee nell’arco del tempo. Nel primo anno di vita, imparano a camminare passando attraverso una serie di stadi evolutivi identici a quelli di un bambino non affetto dalla sindrome, soltanto impiegano più tempo per arrivare a camminare da solo. Possono presentare disturbi lessicali e se pur conoscono una quantità di parole non riescono sempre ad organizzarle nelle frasi.

foto-sindrome-down.Il ritardo mentale varia da persona a persona, ma induce quasi sempre chi sta accanto a soggetti affetti dalla malattia a diventare iperprotettivi verso di loro perché hanno l’aspetto immaturo ed infantile. Se seguiti in modo corretto riescono ad acquisire una straordinaria autonomia, arrivando a prendersi cura di loro stessi, imparando diverse attività e essendo costanti nelle loro azioni.

Prestare gentilezza verso chi soffre di questa malattia genetica, è molto importante perché garantisce l’instaurazione ed il mantenimento con l’altro.

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di Morabito C. Maria


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